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La moda sostenibile di I was a Sari in India

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Dove la maggior parte delle persone vede solo un mucchio di vecchi vestiti, il staff di I used to be a Sari vede potenziale per creare collezioni contemporanee. Dove la maggior parte delle persone vede donne disoccupate e non istruite, I used to be a Sari vede artigiane che imparano a progettare il loro futuro. Ecco la nostra intervista a Stefano Funari, fondatore del model. 

Perché ha deciso di creare I used to be a Sari a Mumbai?
Stefano Funari: “Non period programmato. È stato più che altro il risultato di una sorta di ‘incontro’ con pile e pile di sari che mi hanno affascinato con i loro bellissimi colori e stampe. Mi trovavo nel Chor Bazaar, uno dei più grandi mercati dell’usato in India, e guardando quei sari mi è venuto in mente che avrei potuto riutilizzarli in modo creativo per realizzare nuovi indumenti e accessori.
A quel tempo lavoravo per un progetto di sostentamento dedicato alle donne, e da cosa nasce cosa… abbiamo così allestito il nostro primo laboratorio a Mumbai, per la precisione a Dharavi, e abbiamo usato i sari come materia prima da cui ricavare degli accessori.
L’thought period quella di sviluppare un’iniziativa per la creazione di reddito sostenibile che potesse espandersi e interessare un numero sempre maggiore di persone. Il sari di seconda mano non è solo un simbolo per le donne che si uniscono al progetto, ma è anche un materiale pronto da utilizzare e reperibile in modo molto più semplice rispetto advert altre materie prime vergini”.

Stefano Funari, il fondatore di I used to be a Sari.

Qual è il suo approccio alla moda? 
“Non credevamo ci fosse bisogno di un altro model, ma pensavamo ci fosse bisogno di un marchio con uno scopo preciso, in grado di pensare alle persone e al pianeta. 
In un mondo in cui il profitto ha priorità assoluta, noi vediamo le cose in modo diverso: abbiamo una visione ecologica ed etica della moda.

Per me è stato di grande ispirazione il professor Muhammad Yunus, premio Nobel e fondatore della Grameen Financial institution, originario del Bangladesh. I used to be a Sari utilizza un modello sostenibile ed eco-friendly basato su un approccio ‘triple backside line’, che cioè analizza costantemente il suo impatto sociale, ambientale e finanziario, tenendo sempre anche ben presenti i rapporti fra questi tre elementi. Il ‘triple backside line’ è un sistema focalizzato su problematiche sociali e ambientali. 
Inoltre, I used to be a Sari reinveste tutti i profitti nello sviluppo del model, o per portare avanti la sua missione principale, cioè l’emancipazione delle donne”.

Perché ha scelto di lavorare con le donne più svantaggiate?
“A un certo punto della mia carriera ho deciso di voler diventare un artefice di cambiamento sociale, un imprenditore sociale. Period il 2011, e da Zurigo mi sono trasferito a Mumbai. Una volta arrivato in India ho cominciato a lavorare per progetti che sostenevano i bambini delle baraccopoli. Grazie a quell’esperienza ho, però, capito che il metodo più efficace per aiutare i bambini che vivono in contesti svantaggiati è favorire l’emancipazione delle loro madri. È stata questa la molla che mi ha spinto a lavorare con le donne meno lucky.
I used to be a Sari esiste perché volevamo creare un model che potesse offrire alle donne delle comunità locali l’opportunità di creare un reddito sostenibile.
E continueremo a lavorare per sviluppare un ecosistema in cui sempre più artigiane possono collaborare con I used to be a Sari, così da poter trasformare le loro vite.

2nd Innings Handicrafts Pvt. Ltd., l’azienda proprietaria del model I used to be a Sari, si occupa del design dei prodotti, acquista i materiali, gestisce le vendite, il advertising and marketing, la logistica e il controllo qualità. 

La produzione è affidata a ONG che organizzano corsi di formazione in sartoria e progetti di generazione di reddito. I used to be a Sari attualmente collabora con le ONG Group Outreach Programme (CORP) e Animedh Charitable Belief (ACT) in sei centri distribuiti in tutta Higher Mumbai. 
Nell’ottobre 2019, le artigiane coinvolte erano 107″.

Una delle artigiane al lavoro.

Chi disegna i vostri prodotti? 
“Collaboriamo con diversi model e stilisti. La nostra prima collezione è nata da una partnership con Style in Course of (FiP), un collettivo di ricerca multidisciplinare del dipartimento di design del Politecnico di Milano”.

Dove vengono acquistati i materiali, e che tipo di tecniche utilizzate per realizzare le collezioni di I used to be a Sari?
“Chor Bazaar a Mumbai è il mercato in cui compriamo i sari di seconda mano, i cui fornitori si trovano nella Central Belt di Mumbai. Il concetto di upcycling è molto radicato nella cultura indiana. C’è una comunità che si chiama Vagri i cui membri vanno porta a porta a scambiare indumenti con utensili da cucina. Alcuni di questi intermediari sono specializzati in T-shirt, altri in sari di vario tipo – cotone, seta, ricamati, classic — e li portano dai commercianti di sari, da cui noi poi li acquistiamo.

Abbiamo un’estetica precisa, e siamo davvero accurati nella selezione. Esaminiamo migliaia di pezzi, ma ne compriamo solo il 10-20%. Guardiamo con attenzione i colori, le stampe e i tessuti, e cerchiamo di immaginare come utilizzare quel particolare capo, per esempio un certo sari può diventare una bellissima borsa ma un foulard orribile. 

Abbiamo iniziato utilizzando tecniche semplici a mano e cuciture basilari, ma con il passare degli anni le nostre artigiane sono diventate sempre più esperte. Siamo partiti facendo piccoli passi e poi abbiamo pian piano inserito pezzi più complessi. Abbiamo anche cominciato a produrre capi di abbigliamento, perché siamo più sicuri della qualità del lavoro delle nostre collaboratrici, e abbiamo introdotto orli semplici per le stole e i foulard.
Nel 2018 abbiamo iniziato a proporre dei ricami, e in seguito tecniche di lavorazione del tessuto come ruches e pieghe, migliorando così la qualità e il valore non solo delle nostre collezioni, ma anche del lavoro delle artigiane che fanno parte della famiglia di I used to be a Sari”.

Esempio di capi realizzati da I used to be a Sari.

Come è nata la partnership con Gucci?
“Nel giugno del 2018 Gucci ha lanciato Gucci Equilibrium nell’ambito di un piano decennale per introdurre all’interno del model una strategia sostenibile, regolata da una Tradition of Objective. I used to be a Sari è uno dei progetti chiave della loro strategia sociale.
La partnership ha avuto inizio con il programma sui ricami: le artigiane di I used to be a Sari stanno imparando le tecniche del ricamo a zardosi e aari presso alcuni fornitori di Gucci a Mumbai.
Tutti parlano di economia circolare e di sostenibilità, ma noi, qui, le stiamo davvero mettendo in atto. 
L’iniziativa con Gucci, poi, è davvero rivoluzionaria: in un settore a predominanza maschile come è quello del ricamo, stiamo aprendo la strada per creare opportunità di sussistenza per le donne.

Nel luglio 2019 abbiamo collaborato a un progetto speciale grazie a Gucci Changemakers, un programma interno di volontariato che coinvolge i dipendenti di Gucci in tutto il mondo: questi possono dedicare fino a quattro giornate lavorative retribuite advert attività di volontariato a favore delle comunità locali attraverso ONG o imprese sociali di loro scelta. Ventiquattro impiegati del Gucci design workplace hanno offerto idee, know-how e informazioni utili alle artigiane di I used to be a Sari nel corso di una settimana di full-immersion nell’atelier romano del marchio. La collezione che abbiamo presentato alla Lakme Style Week nell’agosto 2019 è il risultato di questa iniziativa”.

Uno dei look presentati da I used to be a Sari alla Lakme Style Week.

Che cosa ha significato per lei, per il suo staff e per le artigiane con cui collaborate vincere il premio per la Accountable Disruption alla scorsa edizione dei Inexperienced Carpet Style Awards?
“Siamo passati letteralmente dalle slum di Mumbai alla Scala, è stato un momento bellissimo! Per molte delle nostre artigiane period il primo viaggio in aereo. Tra l’altro sapevano soltanto che I used to be a Sari period stato invitato alla terza edizione dei Inexperienced Carpet Style Awards. Non sapevano che avevano vinto un premio, e che sarebbero state chiamate sul palco davanti a un parterre di star! Quindi, quando Lou Doillon, la cantante e attrice francese, ha annunciato che il vincitore della categoria Accountable Disruption period proprio I used to be a Sari, siamo tutti balzati dalle poltrone per la gioia! 
Lou Doillon indossava un abito nero in chiffon di Gucci ricamato dalle nostre artigiane, che così hanno potuto vedere nel concreto il viaggio che ha fatto il loro lavoro, dalle origini umili a una serata piena di celebrities. Eravamo tutti molto orgogliosi”.

Un altro outfit presentato da I used to be a Sari alla Lakme Style Week.

Dove si possono acquistare le creazioni di I used to be a Sari?  
“On-line su iwasasari.com. Ma non solo: i nostri prodotti sono distribuiti in tutto il mondo attraverso la rete equosolidale. In Italia, che è il nostro mercato maggiore, vendiamo in quasi tutti i negozi di Altromercato. 
I nostri pezzi premium come l’abbigliamento e gli accessori ricamati sono, invece, disponibili presso boutique selezionate oppure e-commerce internazionali. 
Nell’ottobre 2019 abbiamo anche lanciato una capsule in collaborazione con Luisaviaroma.com”.

Prodotti di I used to be a Sari.


English Textual content

The place most individuals see a pile of outdated garments, the staff of I used to be a Sari sees the potential to create modern style. The place most individuals see unemployed and uneducated girls, I used to be a Sari sees proficient artisans who be taught to design their future. Right here is our interview with Stefano Funari, the founding father of this model. 

Why did you resolve to start out a model in Mumbai?
“Nicely, it wasn’t one thing pre-planned. It was extra like a rendez-vous with the bundles of saris that enticed me with their stunning colors and prints. I used to be at Chor Bazaar, one of many largest flea markets in India, and searching on the saris I assumed that they might be used creatively to make equipment and clothes.
At the moment I used to be engaged on a girls’s livelihood programme, and one factor led to a different and shortly we had been arranging our first workshop in Mumbai at Dharavi, utilizing these saris as uncooked supplies to create stunning equipment.
The concept was to ascertain a sustainable earnings technology challenge, which may affiliate with extra girls because it grows, and the pre-loved sari isn’t solely symbolic to the ladies related to the challenge, however can be a available uncooked materials at a way more efficient price than we might procure virgin materials in.”

What’s your method to style?
“We don’t actually consider there’s a want for a brand new style model, however we do consider there’s a want for one with a function – one which cares about individuals and our planet. In a world the place revenue margins take absolute precedence, we see issues otherwise – taking an eco-ethical method to style.
I’m very impressed by the works of Bangladeshi Nobel Laureate and the founding father of the Grameen Financial institution, Prof. Muhammad Yunus. I used to be a Sari is implementing a sustainable, eco-friendly mannequin which focuses on a ‘triple backside line’ – consistently analysing its social, environmental and monetary affect, and understanding the connection every has with the others. The ‘triple backside line’ mannequin is an method that commits to give attention to social and environmental issues.
I used to be a Sari is a zero dividend initiative that invests all its earnings again into growing the model or to advance its principal trigger – girls empowerment.”

Why did you select to work with underprivileged girls?
“At a sure level of my skilled profession I made a decision that I wished to turn out to be a social change maker and a social entrepreneur. That was in 2011 and I moved from Zurich to Mumbai. As soon as in India I began working primarily on initiatives supporting slum youngsters. Via that have I realised that essentially the most highly effective and scalable method to assist youngsters with a deprived background was by way of the empowerment of their moms. That was the set off of my curiosity to work with Indian underprivileged girls.
The rationale why we exist at this time is as a result of we wished to create a model with sufficient market linkages that may present sustainable earnings technology alternatives to the ladies from grassroot communities.
And we’ll proceed to work with the goal of making an ecosystem the place increasingly more girls will be related to I used to be a Sari, so we are able to rework their lives.

I used to be a Sari depends on a lean structural mannequin by which manufacturing is externalised to chose NGOs that already run tailoring vocational coaching and earnings technology programmes. On this scheme, 2nd Innings Handicrafts Pvt. Ltd., the corporate proudly owning and operating the model I used to be a Sari, is the main organisation designing the merchandise, sourcing all of the supplies, managing gross sales and advertising and marketing, inbound and outbound logistics as effectively overseeing high quality management.
I used to be a Sari presently works with two Mumbai primarily based NGOs – Group Outreach Programme (CORP) and Animedh Charitable Belief (ACT) – in 6 manufacturing centres distributed throughout Higher Mumbai.
In October 2019, 107 artisans had been concerned within the manufacturing of I used to be a sari.”

Who’s accountable for the design?
“We’re a design collective, working with varied manufacturers and designers. Our first assortment was in collaboration with Style in Course of (FiP), a multidisciplinary analysis collective on the Design Division of Politecnico di Milano.”

The place do you supply the supplies? And how much crafts, strategies and methods are used to create I used to be a Sari’s collections?
“Chor Bazaar in Mumbai is a hub of disposed saris, and the central belt of Mumbai is the place the suppliers are situated. Upcycling as an idea is encapsulated within the Indian tradition. There’s a neighborhood referred to as Vagri who barter garments and go from door-to-door exchanging garments with kitchenware. Whereas some middlemen concentrate on T-shirts, some concentrate on saris of various varieties — cotton, silk, embroidered, classic — they usually take these saris to sari merchants. That is the place we purchase it from.
We’re aware and have a particular aesthetic in thoughts. We examine hundreds of saris, however solely purchase 10/20 per cent. We take an in depth take a look at the prints, the colors in addition to the materials, and attempt to envision which sari would work as what — for instance, a specific printed sari might be a tremendous bag however a horrible scarf.

We began with easy hand methods and fundamental stitching, however with every passing 12 months, our girls have gotten extra skilled. We began with child steps, and we now have been including extra complicated merchandise in our choices. We launched attire as we turned assured within the high quality of labor our artisans can do, whereas we began with easy hems in stoles and scarves.
In 2018 we launched embroidery, after which we began utilizing material manipulation methods like ruffles and pleats, including high quality and worth not solely to our merchandise but additionally to the abilities of the ladies who’re part of the I used to be a Sari household.”

How did the partnership with Gucci occur?
“In June 2018 Gucci launched Gucci Equilibrium. This launch is a part of a 10-year plan to embed a complete sustainability technique into and across the model, ruled by a Tradition of Objective. I used to be a Sari is without doubt one of the key initiatives featured within the social technique.
The partnership embarked with the embroidery challenge the place the ladies artisans concerned with I used to be a Sari are being skilled in embellishing the sari with zardosi and aari by the Gucci provide chain – the embroidery homes right here in Mumbai.
Everyone talks about round economies and sustainability however, right here, we are literally implementing it. What we now have began with Gucci is completely disruptive. In a male dominated trade like embroidery we’re paving the way in which to create a livelihood alternative for girls.

In July 2019 we collaborated in a particular challenge, due to Gucci Changemakers, an inner volunteering programme that empowers Gucci staff worldwide to dedicate as much as 4 paid days off to volunteering actions of their native communities by way of NGOs or social enterprises of their selection. Twenty-four staff from the Gucci design workplace contributed concepts, information and perception throughout per week of immersion with I used to be a Sari girls artisans within the firm’s Roman studio. The gathering that we featured in Lakme Style Week in August 2019 was the end result of this collaboration.”

What did it imply to you, your staff and the artisans you’re employed with successful the Accountable Disruption award on the Inexperienced Carpet Style Awards 2019?
“We actually went from the slums of Mumbai to La Scala, it was such an attractive second for us!
For many of our artisans this was the primary time they had been boarding a aircraft. As they headed from India to Italy, they knew I used to be a Sari had been nominated for the third annual Inexperienced Carpet Style Awards ceremony. What they didn’t know was that they’d truly gained a prize and would go on stage in entrance of a number of celebrities!
So, when Lou Doillon, the French singer and actress, introduced that the winner of the Accountable Disruption class was I used to be a Sari, all of us jumped out of our seats with pleasure!
Lou Doillon was wearing a black chiffon Gucci costume embroidered by a few of our I used to be a Sari artisans. So that they actually noticed the journey of their work, from its humble beginnings to ending up at a star studded occasion, it made them so proud.”

The place can we purchase I used to be a Sari?
“On-line at iwasasari.com. However that’s not all. Our mainstream merchandise are distributed internationally by way of the fair-trade community. In Italy, the place we now have our main market, we promote in many of the Altromercato retailers. For our premium merchandise, primarily clothes and embroidered equipment, we promote internationally in chosen boutique and e-tailers. In October 2019 we launched a capsule assortment in collaboration with Luisaviaroma.com”

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